Il social media marketing spiegato alle aziende

Il social media marketing spiegato alle aziende

Blogging, social network, search engine optimization, direct email marketing.

Parliamoci chiaro: il linguaggio che gli addetti ai lavori sottopongono ingenuamente alla pazienza dei clienti diventa spesso frustrante per chi non si confronta ogni giorno con le evoluzioni del web. Esattamente come il “burocratese” mette in difficoltà le menti spensierate che popolano l’on line.

Per facilitare la vita a chi non si abbuffa di www basterebbero poche accortezze: un banale “post” diventa più semplice se – in via del tutto eccezionale – lo si traduce in “articolo” così come un “blog” è comprensibile a chiunque se lo si identifica come una “testata giornalistica virtuale”.

La tendenza, da parte di molti professionisti, è farcire di tecnicismi discorsi che risulterebbero chiari, se non addirittura elementari, espressi con termini di uso comune. Le incomprensioni e la scarsa informazione sulla comunicazione in generale hanno contribuito a diffondere falsi miti su web, social network, blog e marketing di varia natura.

In particolare, la leggenda metropolitana più comune che si aggira tra i responsabili delle piccole e medie imprese, è che un profilo Facebook e un piccolo blog possano risollevare le sorti di un’azienda, attirare clienti, smuovere le acque stagnanti, portare flora, fauna ed economia dove invece vige e impera il deserto.

Approfitto di questo post per ribadire, ancora una volta, concetti condivisi dalla maggior parte dei professionisti, ma del tutto sconosciuti alla banda larga dei clienti: social network e blog sono attività pubblicitarie indirette che, di conseguenza, non vendono direttamente un prodotto, un servizio o quant’altro, ma ne accrescono la riconoscibilità e la reputazione nel mondo. A seconda di come vengono utilizzati, possono dare una spinta lieve o decisamente importante al commercio di un brand. Ma anche il brand deve fare la sua parte.

Sfatiamo una volta per tutte il mito dei marchi miracolati. Le strategie di marketing indiretto hanno bisogno di tempo, costanza, qualità dei contenuti e soprattutto pazienza per affermarsi sul web e conquistare follower o lettori. Aggiornare i profili, scrivere post, condividere gli articoli e socializzare con gli utenti sono attività che occupano tempo pieno giornaliero e non possono essere affrontati con l’unico scopo di aumentare le vendite, come farebbe un venditore di tappeti porta a porta. La parola d’ordine per avere buoni riscontri è fornire agli internauti qualcosa di utile che ripaghi l’impegno della loro lettura.

Ecco perché i blog che parlano solo di se stessi non funzionano, a meno che non si pensi in grande scala ai brand affermati a livello mondiale. Resta il fatto che per vendere direttamente qualsiasi prodotto o servizio, anche i grandi marchi si muniscono di punti vendita, shop itineranti, promozioni, e-commerce…

Mi rendo conto che la realtà è difficile da digerire in un periodo di estremo risparmio, ma “il minimo sindacale con il massimo dei risultati” è un investimento inutile che a volte può addirittura nuocere alla salute di un’impresa. Perché? Un sito, una fan page o un blog si rivolgono a persone in carne e ossa esattamente come fanno account, segretarie e professionisti con i loro clienti in agenzia. La sola differenza consiste nel fatto che alla dimensione virtuale si può spegnere la spina in qualsiasi momento.

Questo non vuol dire, però, che la vita on line non continui per il resto degli internauti che restano a vacillare tra un sito e l’altro. E che i lettori di un blog non si scambino opinioni tra loro quando non ricevono risposta a un commento, a un’e-mail o – peggio ancora – a una richiesta di informazioni sul vostro lavoro. Social media strategist e blogger devono essere, prima di tutto, ottimi segretarie. Ma attenzione: non devono essere la vostra segretaria! per la semplice proprietà commutativa per cui la vostra segretarie non può essere un social media strategist e tantomeno una blogger.

Saper scrivere correttamente in italiano non vuol dire saper scrivere per la pubblicità. Il web ha le sue regole, la maggior parte determinate dall’indicizzazione, e ogni argomento deve essere affrontato con uno stile diverso a seconda del lettore a cui ci si rivolge. Per non parlare dei piani editoriali – sottovalutati perfino dalla maggior parte degli addetti ai lavori – per cui serve una conoscenza di marketing estesa. Parlo di marketing attuale, che evolve di giorno in giorno e richiede studio costante.

Le ammonizioni vi sembrano elementari? Non vorrei dilungarmi nell’enormità di statistiche ed esempi del “fai da te per risparmiare”, lascio la parola a voi, se avete avuto esperienze in proposito, e a chi invece guarda il mondo dalla parte del cliente.

Siete soddisfatti dei vostri investimenti pubblicitari?


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